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Il progetto  “Legalizz…azione” dell’I.C. “Don Bosco”, finanziato dall’Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale, aveva mosso i primi passi il 20 novembre scorso, in occasione della giornata internazionale dei diritti umani.

Venerdì 26 febbraio u.s., il suddetto progetto ha preso il via in orario extracurriculare con un convegno dal titolo “Giustizia, diritti …ma io che c’entro?”.

Relatore del convegno è stato padre A. Sella, ormai al suo terzo meeting a Ribera, paese nel quale riceve accoglienza calorosa e riscontro positivo da parte di coloro che partecipano ai suoi incontri di formazione. Conosciuto a livello nazionale come fondatore del movimento “Gocce di Giustizia” , ha intrattenuto una folta platea, più di un centinaio di presenti, tra genitori degli alunni delle varie classi, docenti e operatori impegnati nei diversi settori del volontariato. Tra gli attenti partecipanti anche il nostro arciprete Don G. Maniscalco, promotore di  iniziative suggerite ed effettuate anche in ambito prettamente laico, considerato che la giustizia non presuppone confini di “territorialità”.

Per affrontare il tema dei “Diritti umani e della legalità”, argomento centrale attorno al quale ruotano i progetti delle classi dell’istituto, è stato previsto un ciclo di incontri, rivolto ai genitori e agli alunni, finalizzato alla promozione del senso di responsabilità civile. Sappiamo tutti che educare alla Legalità significa lottare per una società più giusta e democratica, in cui tutti i cittadini siano uguali di fronte allo stesso sistema di diritti e doveri. Per l’istituzione scolastica, significa rendere consapevoli gli studenti di essere titolari di molti diritti che spettano ad ogni uomo in qualità di essere umano, quindi  a tutti gli uomini del mondo, senza distinzione di razza, lingua, religione, cultura.

Insegnare e imparare i diritti umani, permette di opporsi con cognizione di causa ad ogni forma di violenza e di discriminazione.

A tal proposito ricordiamo che è appena trascorso l’ “8 marzo”, la cosiddetta “Festa della donna” e come educatori abbiamo il dovere di aprire gli occhi sulle situazioni che ci vengono presentate quotidianamente. Le donne e i bambini fanno parte di una categoria che può essere definita debole per quanto riguarda il rischio di violazione dei diritti umani. La discriminazione a danno di tali categorie è molto diffusa e può comprendere la negazione di diritti civili, politici, economici e culturali, fino ad arrivare a gravissime forme di violenza, a partire da quella domestica, spesso celata, a quella della tratta, l’aborto selettivo, l’infanticidio ecc. . Alla luce di ciò, ricordiamo che, sebbene si spengano i riflettori sull’8 marzo, donne e bambine continuano ad avere bisogno di particolari tutele in modo da eliminare le discriminazioni a cui sono soggette.

Visto che purtroppo le violazioni di questi ed altri diritti fondamentali sono all’ordine del giorno, si desume che gli strumenti di prevenzione e repressione esistenti non siano sufficienti per eliminarle.

Allora, ecco l’ idea di un percorso unitario che coinvolge alunni, genitori e docenti, in vista di una sinergica azione di informazione-formazione che possa produrre maggiore consapevolezza sia riguardo ai nostri obiettivi di educatori e di quanto sottintende la partecipazione ai laboratori pomeridiani dei nostri alunni, sia relativamente alla possibilità di crescita e impegno personale. In altre parole, stiamo cercando di progettare e lavorare insieme per capire e migliorarci come singoli capaci di decisioni, di responsabilità individuale che si traduce in giustizia sociale. In questo momento storico di grande attenzione ai problemi della sicurezza, ma anche di tanti    episodi  di  nuova  intolleranza, è giusto  ricordarci  che la convivenza civile è frutto dell’ incontro tra le regole e le coscienze critiche e responsabili, capaci di distinguere, scegliere ed essere coerenti con le proprie scelte.

E, a proposito di scelte coerenti, si inserisce qui la presenza di p. Sella, coordinatore nazionale della rete interprovinciale dei Nuovi Stili di Vita che, con esempi semplici e concreti e slides di situazioni reali, ci ha esplicitato in che modo siamo coinvolti nei problemi che investono la società. Oggi più che mai, ognuno di noi è un cittadino globale, che agisce in più contesti (locali, nazionali e internazionali) legati tra loro in modo complesso e articolato.  Il mondo è completamente interconnesso; non esistono “problemi globali” che non siano collegabili alla nostra vita quotidiana. Come cittadini e consumatori dobbiamo acquisire una nuova serie di conoscenze e competenze che ci permettano di fare scelte sociali, economiche e civili più consapevoli. Il tema della fame nel mondo è un problema multidimensionale molto complesso che riguarda il mondo dell’agricoltura e tutti i settori dell’economia e della società. Tutti concordano sul fatto che il diritto al cibo sia un diritto umano fondamentale, tuttavia la fame e la malnutrizione sembrano generalmente delle questioni troppo grosse, irrisolvibili, non dipendenti da noi. E per questo vengono ignorate o rimosse.

 La problematica dell’ immigrazione è spesso considerata come un’emergenza da risolvere ma nell’approccio al problema, non si tengono in giusta considerazione tutti i motivi scatenanti, ne consegue una disinformazione generale che distorce la realtà e la possibilità di un confronto su ipotesi risolutive umanitarie. E’ un altro argomento scottante che provoca sentimenti e atteggiamenti contrastanti.

L’educazione alla cittadinanza mondiale ci insegna che questi problemi invece ci riguardano da vicino, possono condizionare i nostri comportamenti quotidiani e lo sviluppo delle nostre economie e che ognuno di noi ha il diritto e il dovere di essere informato e di acquisire competenze che permettano di dare il proprio contributo alla soluzione del problema.

Alla scuola del terzo millennio tocca questo compito: tradurre problemi globali lontani e complessi in occasioni di apprendimento attivo capaci di stimolare la consapevolezza di essere a tutti gli effetti cittadini del mondo e di dare competenze per agire in modo responsabile e solidale. Nell’interesse proprio e degli altri. Per questo, lo scopo  dei prossimi lavori, nelle classi degli alunni dell’istituto che comprende tre ordini di scuola (dall’infanzia alla secondaria di I grado), sarà quello di informare gli alunni e renderli protagonisti del cambiamento tanto auspicato.

Gli allievi avranno la possibilità di frequentare i laboratori ludico-formativi che saranno portati avanti dai docenti coadiuvati da vari esperti. Tali laboratori, relativi all’ed. alimentare e al benessere fisico, alla scrittura creativa, all’ed. alla mondialità, all’ inclusione, sono stati intesi e progettati in modo diverso rispetto al solito, puntando sul “fare” per “essere”, nella convinzione che si interiorizza più facilmente se si è partecipi attivamente nel processo di apprendimento.

Il  percorso si sviluppa attraverso vari momenti: dal diritto all'ascolto al diritto alla parola, dal diritto alla salute al diritto alla sicurezza, dall'imparare a partecipare alle possibili strade dell'inclusione, con un'attenzione  autentica alle differenze, visto che la Sicilia ha assunto il ruolo di “porta” che introduce i migranti all’Europa ed affida all’isola il ruolo di ponte fra culture, popoli e religioni. Convinti che la prevenzione è prioritaria, il progetto rappresenta la strada attraverso le quali “attrezzare” il singolo individuo con conoscenze, abilità e competenze atte a permettergli di fare scelte autonome e responsabili.

I lavori realizzati nelle varie classi saranno documentati e pubblicizzati secondo varie modalità. Saranno mandati in onda, dalla fine di marzo a maggio, gli spot pubblicitari inerenti il progetto delle classi seconde e terze, che hanno già lavorato in orario curriculare impegnando i bambini in attività di lettura, riflessione, produzione grafica e cartellonistica.

Un sentito grazie va rivolto ai genitori che hanno partecipato al primo momento di formazione che li ha visti attenti e coinvolti, nella speranza di riuscire insieme a formare giovani cittadini capaci di costruire sistemi relazionali, sociali e personali nell’ottica del riconoscimento e del rispetto delle regole e dei diritti umani. ma soprattutto capaci di partecipazione attiva, critica e costruttiva alla vita del proprio territorio.                                                                                                                       Cinzia Messina

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